Il castello di Venere a Erice, sullo sperone roccioso
Il castello di Venere a Erice, sullo sperone roccioso — foto: Sergei Gussev · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Un paese sospeso sopra il golfo

Erice sta su un monte isolato che si alza subito alle spalle di Trapani e arriva a circa 750 metri sul livello del mare. Dalla laguna dello Stagnone lo si vede quasi sempre: è quel profilo scuro e triangolare che chiude l'orizzonte verso nord, spesso con un cappello di nuvole appoggiato sulla cima. Da contrada Birgi Nivaloro sono poco più di trenta chilometri di strada, meno di un'ora di auto passando da Trapani. È una delle gite più semplici da incastrare in una giornata senza vento.

Il borgo è piccolo e si gira interamente a piedi. La pianta è quasi triangolare, chiusa dalle mura, e le strade sono lastricate con blocchi di pietra levigati da secoli di passaggi. Le case hanno cortili interni che si intravedono dai portoni socchiusi. In pochi minuti si può passare dal sole pieno alla nebbia: succede spesso, ed è parte del carattere del posto.

Le mura elimo-puniche, le porte e il Duomo

Il lato nord-orientale di Erice è difeso da una cinta muraria antichissima, attribuita agli Elimi e poi rimaneggiata in età punica. I blocchi della parte bassa sono enormi e squadrati grossolanamente: si distinguono a occhio dai filari medievali costruiti sopra, ed è una stratificazione leggibile anche senza essere archeologi.

Lungo la cinta si aprono le porte storiche del borgo, tra cui Porta Trapani, Porta Spada e Porta Carmine. Camminare all'esterno delle mura, dove il terreno scende ripido verso valle, è uno dei modi migliori per capire perché questo luogo sia stato fortificato fin dall'antichità.

Poco dentro Porta Trapani si incontra il Duomo, la chiesa madre dedicata all'Assunta, edificata nel Trecento per volontà di Federico III d'Aragona. Accanto si alza la torre campanaria, che in origine aveva funzione di vedetta: chi se la sente può salirne i gradini per un colpo d'occhio sui tetti.

Il Castello di Venere

All'estremità del monte, su uno sperone roccioso isolato, sorge il Castello di Venere, fortezza di età normanna costruita sopra un'area sacra molto più antica. Qui si trovava il santuario dedicato a Venere Ericina, divinità della fertilità venerata in forme diverse da Elimi, Fenici e poi Romani. Il culto era conosciuto in tutto il Mediterraneo e la vetta serviva da riferimento ai naviganti.

Oggi il castello si visita soprattutto per la posizione. Dagli spalti, nelle giornate limpide, lo sguardo arriva a Trapani con il porto e le saline, alle isole Egadi davanti e, dal lato opposto, verso Monte Cofano e San Vito Lo Capo. Accanto si estende il giardino del Balio, con i vialetti e le torri sistemate nell'Ottocento.

Salire in funivia o in auto

Il modo più scenografico per arrivare è la funivia che parte da Trapani e sale in una decina di minuti fino alle porte del centro storico. L'impianto attuale è entrato in servizio a metà degli anni Duemila e ha sostituito una vecchia funivia degli anni Venti. Durante la salita si vede tutta la città distesa sulla lingua di terra, con le saline e il mare aperto oltre.

La funivia però non è sempre in funzione: ci sono fermate per manutenzione, sospensioni quando il vento è forte e orari che cambiano con la stagione. Conviene verificare il servizio prima di partire, sul sito del gestore. In alternativa si sale in auto lungo la strada provinciale, con parcheggi appena fuori dalle mura: dentro il borgo la circolazione è limitata.

Chi arriva dallo Stagnone può combinare le due cose: auto fino a Trapani, sosta in città e poi funivia. È una soluzione comoda soprattutto d'estate, quando trovare posto a Erice richiede pazienza.

I dolci di mandorla e la pasticceria ericina

La pasticceria di Erice nasce nei monasteri, dove le religiose lavoravano mandorle, zucchero e canditi. Il nome più noto legato a questa tradizione è quello di Maria Grammatico, nata a Erice nel 1940, entrata da bambina nel monastero di San Carlo e diventata poi pasticciera: la sua bottega nel centro storico è aperta dagli anni Sessanta e ha contribuito a far conoscere fuori dalla Sicilia i dolci ericini.

I riferimenti da cercare sono le genovesi, dischi di pasta frolla ripieni di crema, i dolcetti di pasta di mandorla e la frutta di martorana. Sono cose semplici, fatte con pochi ingredienti e molta mano: vale la pena assaggiarle sul posto, seduti, invece di comprarle di corsa prima di ripartire.

Quando salire, partendo dallo Stagnone

Erice è una buona idea proprio nei giorni in cui la laguna non offre condizioni per il kite: vento troppo debole, oppure troppo forte e rafficoso. In quota la temperatura è sensibilmente più bassa rispetto alla costa, anche in piena estate, ed è normale doversi mettere una felpa ad agosto.

Primavera e autunno restano le stagioni migliori: luce limpida, meno folla e più probabilità di trovare il panorama libero. Nelle giornate di nebbia fitta la vista si perde, ma il borgo acquista un'atmosfera che molti ricordano più a lungo del panorama stesso. In ogni caso servono scarpe comode: il basolato è bellissimo e piuttosto scivoloso.

Due case sulla laguna dello Stagnone — Kite Sicily Stays

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